Private Equity e Mid Cap: vent’anni di storia
I fondi di Private Equity creano valore per le imprese
Lo scorso 2 ottobre è stato presentato lo studio, nato dalla collaborazione tra l’Area Studi Mediobanca, il Private Equity Monitor della LIUC Business School e l’Ufficio Studi di AIFI, con l’obiettivo di analizzare l’impatto degli operatori di Private Equity su società italiane Mid Cap oggetto di investimento nei primi due decenni degli anni Duemila.
Quello che emerge è che negli ultimi vent’anni il Private Equity si è affermato come un alleato decisivo per la crescita delle medie imprese italiane, fornendo non soltanto capitali ma anche competenze manageriali e un network relazionale capace di accelerare processi di sviluppo.
L’ingresso del Private Equity nel capitale delle medie imprese italiane, infatti, ha portato le società target analizzate ad incrementare: i) il fatturato del 25%, ii) l’occupazione del 17,6% e iii) gli attivi dell’81,9%.
I numeri sottostanti l’analisi
L’analisi ha riguardato 319 medie imprese manifatturiere a controllo italiano nelle quali hanno fatto ingresso fondi ed altri investitori finanziari durante il periodo che va dal 2001 al 2021. L’82,1% delle operazioni ha visto l’intervento di fondi chiusi di Private Equity, mentre nel 9,4% dei casi si è trattato di una holding di investimento. La parte restante ha coinvolto operatori di diversa natura, tra i quali club deal e family office.
Quanto alla tipologia di operazione: neI 62% dei casi si è trattato di buy-out (acquisizioni di maggioranza, con uso della leva finanziaria); nel 31% di interventi di expansion (apporto di capitale proprio per la crescita di imprese già avviate); la restante casistica è divisa tra il 4% dei replacement (sostituzione di azionisti di minoranza) e il 3% dei turnaround (risanamento di imprese in difficoltà).
Dal punto di vista delle motivazioni, quasi nove operazioni su dieci hanno riguardato l’ingresso diretto in imprese private, spesso di matrice familiare.
Da un punto di vista di geolocalizzazione nel territorio italiano, il 60% delle operazioni si è localizzato nelle tre regioni italiane a maggiore vocazione manifatturiera: Lombardia, dove ha sede il 29% delle imprese investite, Emilia-Romagna (16%) e Veneto (15%). Seguono il Piemonte, con il 12% delle operazioni e la Toscana (9%). A livello settoriale, il 45% delle aziende target opera nella produzione di beni industriali (B2B), il 55% in quella di beni di consumo (B2C).
La dimensione delle imprese target sottostanti l’analisi varia anche con la natura dell’investitore. I fondi di Private Equity hanno privilegiato target con giro d’affari medio di 55 milioni; più limitata la taglia d’interesse di club deal e family office, tra i 30 e i 40 milioni di fatturato; mentre l’intervento dei fondi sovrani si orienta verso aziende con vendite superiori ai 100 milioni di euro.
Il contributo del Private Equity emerso dall’analisi
Il profilo delle società target è caratterizzato da tre tratti distintivi: elevata marginalità, basso indebitamento e forte vocazione internazionale. Nel periodo immediatamente precedente all’ingresso del fondo, le società target selezionate mostravano un EBITDA margin medio del 12,7% (contro l’8,5% delle imprese non partecipate), un rapporto PFN/EBITDA inferiore a 1,5 (contro il 3x del campione di controllo) e un peso delle esportazioni sul fatturato del 48,5%, significativamente più alto rispetto al 43% delle aziende non investite.
Dall’analisi emerge che nel biennio successivo all’ingresso, l’investitore finanziario (Private Equity) imprime al fatturato una crescita media cumulata del 25%, che quasi triplica il +9,2% del fatturato delle imprese con caratteristiche similari ma che non sono state oggetto di investimento dai Private Equity.
Con riferimento, invece, al rapporto PFN/EBITDA, lo stesso risulta essere aumentato per effetto dell’incremento della PFN. Quest’ultimo riflette la struttura tipica dei leveraged buyout; ciononostante, il rapporto PFN/EBITDA medio (2,4x) e mediano (2,2x) registrati al secondo anno post-investimento rimane ampiamente al di sotto della soglia comunemente considerata sostenibile (3x), evidenziando come il settore del Private Equity in Italia storicamente abbia adottato un utilizzo della leva finanziaria prudente
La crescita non è solo commerciale, ma coinvolge anche la base occupazionale con potenziali ricadute positive sulle comunità circostanti le imprese investite. Il numero di dipendenti aumenta del 17,6%, in questo caso segnando un distacco molto elevato rispetto al +1,3% del campione di controllo.
Infine, anche il totale attivo risulta soggetto ad una crescita esponenziale, con un +81,9% nel biennio che è quasi sei volte superiore alla, seppure importante, crescita del +13,8% consuntivata dalle imprese non target. Si tratta evidentemente del risultato di una intensa campagna di investimenti che mira a dotare l’impresa target di asset coerenti con il proprio percorso di crescita.
Conclusione dell’analisi
Il quadro che ne emerge è quello di un Private Equity capace di sostenere le imprese italiane nei momenti di trasformazione, accompagnandole verso nuove dimensioni manageriali e industriali senza compromettere gli equilibri finanziari. Una storia che, negli ultimi vent’anni, ha contribuito a ridisegnare la mappa delle Mid Cap e che sembra destinata a continuare, alla luce dell’interesse crescente degli investitori, soprattutto internazionali.
Il ruolo dell’M&A, dunque, rappresenta un primario driver di crescita per le Mid Cap.
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Micro-Pillole e definizioni nell’ambito del Corporate Finance
Di seguito si riportano alcuni termini che vengono spesso utilizzati da parte degli advisor e delle parti attrici nell’ambito delle operazioni di M&A e di Valuation e riportati nei paragrafi precedenti, quali: fondo chiuso, holding di investimento, club deal e family office.
Fondo chiuso: si intende un fondo comune di investimento con un numero di quote di partecipazione fisso, in cui il diritto al rimborso delle quote viene riconosciuto ai partecipanti solo a scadenze predeterminate. Per uscire da un fondo chiuso in momenti diversi da quelli delle scadenze previste, l’investitore deve vendere a terzi la propria partecipazione.
Holding di investimento: è una società costituita per detenere e gestire partecipazioni in altre imprese e investimenti, con l’obiettivo di ottenere redditi da dividendi e capital gain, diversificare il portafoglio, ottimizzare la gestione fiscale e finanziaria del gruppo e proteggere il patrimonio.
Club Deal: è una forma di investimento che consente a un gruppo di investitori privati di unirsi per finanziare una singola azienda. Fa parte del mondo equity, poiché gli investitori acquisiscono partecipazioni nel capitale sociale dell’azienda target.
Family Office: è società che offre un servizio professionale di gestione e coordinamento di patrimoni familiari, focalizzato sulla tutela della ricchezza, la sua espansione e la sua trasmissione attraverso le generazioni. Esso gestisce il patrimonio agendo come centro di coordinamento per la gestione finanziaria e amministrativa delle famiglie.
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