TFC – Tax control framework opzionale nelle PMI – TAX INSIGHTS OTTOBRE 2025 

Il decreto del Viceministro all’Economia, datato 9 luglio 2025, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 164 del 17 luglio. Esso definisce le modalità di applicazione delle disposizioni previste dall’art. 7-bis del DLgs. 128/2015, relative al regime opzionale per l’adozione del sistema di controllo del rischio fiscale (Tax control framework).

La norma si rivolge a soggetti di dimensioni medie che, pur non soddisfacendo i requisiti per il regime di adempimento collaborativo previsto dall’art. 7 del DLgs. 128/2015, possono comunque ottenere benefici simili in termini di sanzioni, scegliendo di adottare un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale. Per esercitare questa opzione, è necessario inviare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate utilizzando il modulo specifico e allegando la documentazione richiesta dal decreto, che include:

· la descrizione delle attività dell’azienda;

· la strategia fiscale approvata dagli organi di gestione prima dell’opzione;

· una descrizione del sistema di controllo del rischio fiscale adottato e del suo funzionamento;

· la mappatura dei processi aziendali;

· la mappatura dei rischi fiscali;

· la certificazione del TCF Tax control framework avente data certa anteriore alla comunicazione stessa, da parte di un professionista indipendente con i requisiti necessari.

Viene confermata l’adozione di standard simili a quelli richiesti ai soggetti che operano in regime di adempimento collaborativo. Questo include l’implementazione di un sistema a tre linee di controllo e misure adeguate alla gestione dei rischi fiscali derivanti da aspetti contabili, che vanno oltre la semplice soggezione alla revisione legale dei conti.

I benefici in termini di esenzione dalle sanzioni iniziano a decorrere dal primo giorno del periodo d’imposta in cui viene effettuata la comunicazione all’Agenzia delle Entrate e l’opzione è irrevocabile per un periodo di due anni.

Il regime opzionale del Tax control framework è rivolto ai soggetti che non rientrano nel regime di adempimento collaborativo quindi con un volume d’affari o ricavi inferiore a 750 milioni di euro. Tale limite si abbasserà a 500 milioni di euro a decorrere dal 2026, per ridursi ancora a 100 milioni di euro a partire dal 2028. Questi soggetti si caratterizzano spesso per una gestione centralizzata nelle mani dell’imprenditore e del suo nucleo familiare, mostrando una certa resistenza nell’adottare procedure formali.

Qualora venga esercitata l’opzione, le violazioni che riguardano rischi fiscali precedentemente comunicati tramite interpello ai sensi dell’articolo 11 della legge n. 212 del 2000 non comporteranno sanzioni amministrative. Inoltre, il regime contempla anche l’esclusione dalle disposizioni relative al reato di dichiarazione infedele di cui all’art. 4 del DLgs. 74/2000. Tali agevolazioni operano a condizione che non siano comportamenti connotati da elementi disimulazione o fraudolenza. Inoltre, tali violazioni non saranno considerate notizie di reato ai sensi della legislazione processuale penale.

In merito al riconoscimento dei benefici sanzionatori, è importante notare che le istanze di interpello devono essere presentate agli uffici competenti dell’Agenzia delle Entrate e devono soddisfare i criteri di ammissibilità previsti. La comunicazione iniziale avverrà quindi in contatto con gli uffici territoriali piuttosto che con l’Ufficio Adempimento collaborativo della Direzione centrale.

In generale, sarebbe opportuno apportare semplificazioni nel processo di creazione del modello di controllo fiscale, tenendo conto della minore complessità e delle limitate risorse necessarie per la tipologia di contribuenti coinvolti. Le modifiche potrebbero includere un approccio semplificato per la terza linea di controllo, solitamente affidata all’audit interno o a un soggetto esterno.

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