NEWSLETTER LEGAL OTTOBRE 2025

Donazione indiretta di partecipazioni e imposta di donazione 

Sempre più frequentemente si ricorre alla donazione “indiretta” di partecipazioni societarie, preceduta da un conferimento in holding in regime di realizzo controllato ex art. 177, co. 2 del TUIR. 

Il dubbio sull’abuso del diritto 

Questa tecnica, pur non generando vantaggi in termini di imposte sul reddito rispetto alla donazione diretta, può determinare un significativo abbattimento della base imponibile dell’imposta sulle donazioni, grazie al diverso valore del patrimonio netto della holding conferitaria. 

Unico correttivo possibile: le ragioni extrafiscali 

Per superare il rischio di contestazioni, diventa decisivo dimostrare la presenza di valide ragioni extrafiscali non marginali, come esigenze di governance o riorganizzazione societaria, a fondamento della scelta di donazione indiretta. 

La decisione conferma che la donazione indiretta di partecipazioni può essere uno strumento interessante, ma richiede particolare attenzione per evitare che il vantaggio fiscale venga qualificato come elusivo. 

 

Scissioni transfrontaliere: le novità introdotte dal D.Lgs. 88/2025 

Dal 8 luglio 2025 è entrato in vigore il D.Lgs. 88/2025, che ha modificato la disciplina delle scissioni transfrontaliere (tra società UE) e internazionali (con società extra-UE), originariamente introdotta dal D.Lgs. 19/2023. 

Le modifiche non stravolgono il procedimento, ma lo rendono più chiaro e praticabile, soprattutto per quanto riguarda la documentazione necessaria. In particolare: 

  • si precisa meglio quali atti devono predisporre le società italiane che si scindono a favore di società estere; 
  • si semplifica la gestione dei documenti prodotti da autorità straniere, anche quando presentano difetti formali. 

Il procedimento in sintesi 

La scissione si articola in tre fasi principali: 

  1. Predisposizione del progetto comune e dei documenti per i soci, creditori e lavoratori; 
  1. Certificazione preliminare (in Italia a cura del notaio) che attesta la regolarità degli adempimenti nei vari ordinamenti; 
  1. Certificato definitivo, rilasciato dall’autorità del Paese di destinazione, che conferisce efficacia all’operazione. 

Il certificato preliminare, quindi, legittima la scissione negli ordinamenti coinvolti; quello definitivo consente l’effettivo trasferimento del patrimonio nella società beneficiaria. 

 

 

Assetti organizzativi e ruolo del socio nella denuncia ex art. 2409 c.c. 

Il Tribunale di Venezia ha riaffermato l’importanza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati ex art. 2086 c.c., sottolineando che la loro assenza può costituire una grave irregolarità gestionale. 

La vicenda riguardava una denuncia ex art. 2409 c.c. presentata da un socio, che lamentava l’inerzia dell’organo amministrativo di fronte a segnali di crisi non fronteggiati. Il Tribunale ha accolto l’istanza, disponendo l’ispezione giudiziale, ritenendo che il mancato adeguamento degli assetti potesse compromettere la continuità aziendale e arrecare grave pregiudizio alla società. 

La decisione ribadisce che: 

  • la discrezionalità dell’amministratore incontra il limite dell’adozione di assetti idonei a far emergere tempestivamente i segnali di crisi; 
  • anche i soci, in presenza di gravi carenze organizzative, possono attivare la procedura ex art. 2409 c.c.; 
  • il procedimento ha natura rimediale: non mira a sanzionare, ma a ripristinare la regolarità della gestione societaria, anche mediante la nomina di un amministratore giudiziario. 

La pronuncia conferma la tendenza della giurisprudenza a rafforzare la tutela della continuità aziendale, riconoscendo che anche l’inadeguatezza degli assetti può integrare “gravi irregolarità” idonee a giustificare l’intervento del giudice. 

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Società di comodo: il test di operatività non si applica nel primo triennio 

Con l’ordinanza n. 22007 del 30 luglio 2025, la Cassazione ha escluso l’applicabilità del test di operatività alle società nei primi tre anni di vita. 

La Corte ha chiarito che: 

  • il primo esercizio è espressamente escluso dall’art. 30, comma 2, n. 2, L. 724/1994, in quanto fase di avviamento; 
  • anche nel secondo e terzo esercizio la verifica non può essere applicata, poiché il test richiede un triennio completo di dati comparabili e il primo anno non può essere considerato “vitale”. 

Ne deriva che la disciplina delle società di comodo è “disinnescata” nel primo triennio di attività: l’Agenzia delle Entrate, in assenza della presunzione legale, può contestare la non operatività solo fornendo prova concreta. 

 

Cancellazione della società e sorte dei crediti 

Con la sentenza n. 19750 del 16 luglio 2025, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la cancellazione di una società di capitali dal Registro delle imprese non comporta automaticamente l’estinzione dei crediti sociali, i quali si trasferiscono ai soci. 

L’effetto estintivo si verifica solo se il creditore ha manifestato in modo inequivoco la volontà di rimettere il debito e non è sufficiente la mancata iscrizione del credito nel bilancio finale di liquidazione. La Corte ha così superato l’orientamento del 2013, secondo cui la mancata iscrizione del credito nel bilancio finale di liquidazione poteva costituire presunzione di rinuncia. 

In sintesi: i crediti “dimenticati” in bilancio sopravvivono alla cancellazione e si trasferiscono ai soci, i quali possono agire per il loro recupero, senza dover dimostrare una specifica assegnazione, salvo prova contraria da parte del debitore. 

 

D.L. 116/2025: stretta sui reati ambientali e nuovi obblighi per le imprese 

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 agosto il Decreto-legge n. 116/2025, che introduce disposizioni urgenti in materia di gestione dei rifiuti, bonifica della “Terra dei fuochi” e assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi. 

Il provvedimento inasprisce il trattamento sanzionatorio per le attività illecite in materia ambientale, trasformando molte contravvenzioni in delitti e prevedendo pene più severe quando le condotte sono commesse da titolari di imprese o responsabili di enti. Le novità riguardano in particolare: 

  • abbandono e deposito di rifiuti, anche pericolosi, ora puniti con la reclusione; 
  • gestione e discarica non autorizzata, spedizioni illegali e combustione illecita di rifiuti, con pene aggravate se vi è pericolo per persone o ambiente; 
  • responsabilità del titolare o del responsabile d’impresa anche per omessa vigilanza sull’operato dei dipendenti. 

In tema di responsabilità amministrativa degli enti, il Decreto interviene sull’art. 25-undecies del D.lgs. 231/2001, includendo nuove fattispecie ambientali tra i reati presupposto e potenziando le sanzioni pecuniarie e interdittive. 

Per le imprese ciò significa la necessità di aggiornare i Modelli Organizzativi 231, valutando i nuovi rischi introdotti e implementando presidi di controllo più stringenti, al fine di prevenire comportamenti illeciti e ridurre l’esposizione sanzionatoria. 

 

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