TRASFERTA CON MEZZO PROPRIO FUORI DAL TERRITORIO COMUNALE

da Arianna De Carlo | Set 22, 2022 | Blog

L’Agenzia delle entrate, con risposta a interpello n. 405/E/2022, ha fornito precisazioni in ordine alle trasferte svolte con il mezzo proprio al di fuori del Comune in cui il dipendente ha la sede di lavoro.

 

 

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Il quesito riguarda trasferte da parte dei dipendenti di un Comune, con il mezzo proprio, tenuto conto che l’articolo 6, comma 12, D.L. 78/2010, come modificato dalla L. 122/2010, prevede, con alcune eccezioni, la disapplicazione delle disposizioni, anche contrattuali, che disciplinavano il rimborso delle spese sostenute dal pubblico dipendente autorizzato a servirsi per la trasferta del mezzo proprio.

 

Relativamente a tale disciplina specifica, il Mef, con nota n. 100169/2012, ha chiarito che “qualora, in presenza di condizioni vantaggiose per l’amministrazione, questa ritenga comunque di autorizzare i dipendenti all’utilizzo del proprio mezzo di trasporto, il ristoro dei costi sostenuti dai lavoratori non potrà essere parametrato ad una percentuale del prezzo della benzina ma dovrà essere necessariamente contenuto nel limite degli oneri che l’ente avrebbe sostenuto per le spese di trasporto pubblico”.

 

In particolare, ci si chiede se l’indennità che si intende riconoscere ai dipendenti per l’utilizzo del mezzo personale di trasporto debba concorrere interamente alla formazione del reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 51, comma 1, Tuir, o se alla stessa possa applicarsi il regime delle trasferte previsto dal comma 5 del medesimo articolo 51.

 

L’Agenzia delle entrate, dopo aver ricordato che l’articolo 51, comma 1, Tuir, prevede che costituiscono reddito di lavoro dipendente “tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”, ricorda come l’articolo 51, comma 5, Tuir, prevede un regime specifico applicabile alle indennità di trasferta erogate al lavoratore dipendente per la prestazione dell’attività lavorativa fuori dalla normale sede di lavoro (c.d. trasferte o missioni), prevedendo, per le trasferte fuori del territorio comunale, 3 distinti sistemi di tassazione in ragione del tipo di rimborso scelto (forfetario, misto e analitico), riconoscendo comunque, al di là del regime scelto, che i rimborsi analitici delle spese di viaggio, anche sotto forma di indennità chilometrica e di trasporto, non concorrono a formare il reddito quando siano effettuati sulla base di idonea documentazione.

 

Come ricordato dalla circolare Mef n. 326/E/1997, § 2.4, la documentazione per i viaggi compiuti con propri mezzi deve essere determinata dallo stesso datore di lavoro sulla base di elementi concordanti, sia diretti che indiretti.

 

Inoltre, con la risoluzione n. 92/E/2015, è stato chiarito che non è possibile ipotizzare, accanto alle fattispecie individuate dal Legislatore tributario nell’articolo 51, comma 5, Tuir, nuovi diversi sistemi di calcolo degli importi che non concorrono al reddito; inoltre, è stato confermato che le indennità chilometriche per le trasferte fuori dal Comune dove il dipendente ha la sede di lavoro possono essere escluse dalla formazione del reddito di lavoro dipendente, a condizione che, in sede di liquidazione, l’ammontare dell’indennità sia determinato in base alle tabelle Aci, avuto riguardo alla percorrenza, al tipo di automezzo usato dal dipendente e al costo chilometrico ricostruito secondo il tipo di vettura.

 

Detti elementi devono risultare dalla documentazione interna conservata dal datore di lavoro.

 

La predetta risoluzione ha precisato, inoltre, che, nell’ipotesi in cui sia riconosciuta un’indennità chilometrica calcolata sul tragitto dalla residenza del lavoratore alla località di missione, qualora la distanza percorsa dal dipendente risulti inferiore rispetto a quella calcolata dalla sede di servizio, con la conseguenza che al lavoratore è riconosciuto, in base alle tabelle Aci, un rimborso chilometrico di minor importo, quest’ultimo è da considerare non imponibile ai sensi dell’articolo 51, comma 5, Tuir. Diversamente, nell’ipotesi in cui la distanza percorsa dal dipendente per raggiungere, dalla propria residenza, la località di missione risulti maggiore rispetto a quella calcolata dalla sede di servizio, con la conseguenza che al lavoratore viene erogato, in base alle tabelle Aci, un rimborso chilometrico di importo maggiore rispetto a quello calcolato dalla sede di servizio, la differenza è da considerarsi reddito imponibile ai sensi dell’articolo 51, comma 1, Tuir.

 

Nel caso in esame, l’indennità riconosciuta per le trasferte svolte al di fuori del territorio comunale è parametrata al costo di percorrenza stabilito in base alle tariffe del trasporto pubblico e non al costo chilometrico relativo al veicolo usato dal dipendente, che costituisce parametro di riferimento ai fini della detassazione.

 

Alla luce dei chiarimenti sopra forniti, l’Agenzia delle entrate ritiene che, laddove l’indennizzo basato sulle tariffe del trasporto pubblico risulti di importo uguale o minore rispetto a quello determinato in base alle tabelle Aci, lo stesso sarà da considerarsi non imponibile ai sensi dell’articolo 51, comma 5, Tuir.

 

Diversamente, nell’ipotesi in cui l’indennità di trasferta determinata in base alle tariffe del trasporto pubblico risulti di importo maggiore rispetto a quella determinata sulla base delle tabelle Aci, la differenza sarà da considerarsi reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 51, comma 1, Tuir.

 

 

 

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