Opposizione alla scissione: ci rivediamo tra un mese…anzi due

La scissione rappresenta un’operazione straordinaria con cui tutto o parte del patrimonio di una società (scissa) viene attribuito ad una o più società già esistenti o di nuova costituzione (beneficiaria/e). 

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Il codice civile prevede una normativa generale per la fusione, a cui le norme in tema di scissione fanno tendenzialmente completo richiamo (ovviamente, con gli “adattamenti” logicamente diversi rispetto alla fusione).  

In sostanza la scissione “si modella” sull’impianto normativo della fusione, essendo previsto un ampio rinvio alle norme di quest’ultima. 

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Tali premesse, come si vedrà, hanno dirette conseguenze sulla questione oggetto del presente articolo. 

È previsto nella fusione (art. 2503 c.c.) che tale operazione possa essere attuata solo decorsi 60 giorni dall’ultima delle iscrizioni previste dall’art. 2502-bis

 c.c.; tale termine può essere ridotto della metà – e quindi 30 giorni – nel caso in cui alla fusione non partecipino società a capitale azionario, come ad esempio la s.r.l. (art. 2505 quater c.c.). 

Durante il termine appena indicato, i creditori delle società partecipanti possono fare opposizione. 

Il generale rinvio alle norme sulla fusione, per la scissione, non contempla tuttavia espressamente la norma appena vista sul dimezzamento dei termini (art. 2505 quater c.c.): essa, quindi, non viene richiamata in modo esplicito. 

Ciò ha dato luogo a differenti interpretazioni da parte degli operatori. 

Tesi del richiamo implicito (ok ai 30 giorni)
Alcuni interpreti considerano comunque applicabile la norma sul dimezzamento dei termini per l’opposizione dei creditori, sebbene essa non sia richiamata espressamente nella scissione. 

Questo orientamento è sostenuto, in particolare dal Consiglio Notarile del Triveneto che, nella massima L.A.8, ritiene appunto che anche alla scissione si applichi il termine di 30 giorni per l’opposizione, qualora all’operazione non partecipino società con capitale azionario. 

Il termine ridotto per l’opposizione, secondo questa interpretazione, sarebbe comunque applicabile alla scissione per identità di ratio, dato che l’art. 2505 quater c.c. non sarebbe una norma specifica della fusione che non possa essere applicata alla scissione.  

In definitiva il mancato (esplicito) richiamo sarebbe una sorta di “dimenticanza” del legislatore. 

Su questa linea si pone anche una sentenza (Trib. Vicenza 13.08.2007) che aveva accolto il termine “dimezzato” per l’opposizione. 

Tesi dell’inapplicabilità del richiamo (no ai 30 giorni)
Secondo altra tesi, invece, il mancato richiamo espresso all’art. 2505 quater c.c. implica che esso non possa essere applicato estensivamente alla scissione. 

Si tratta certamente di una interpretazione ispirata a maggiore cautela, che inquadra la norma appena citata come speciale e quindi riservata esclusivamente all’operazione di fusione, senza estensibilità analogica alla scissione. 

Questa tesi è stata accolta da alcune sentenze di merito (Trib. Novara, decr. 8.09.2020 e Trib. Prato, decr. 5.09.2022) che hanno appunto ravvisato come l’art. 2505 quater c.c. non si possa applicare alla scissione, essendo una norma specifica della fusione. 

“Stato dell’arte”
Vista la controversa applicazione dell’art. 2505 quater alla scissione, si è riscontrato che diverse camere di commercio applicano il più ridotto termine dei 30 giorni alla scissione (in caso di società non azionarie, come precisato), mentre per altre non vi sarebbe alcuna deroga al termine “normale” dei 60 giorni: quest’ultima, peraltro, parrebbe essere la soluzione più diffusa. 

Conclusioni
Visto quanto in precedenza, sebbene il termine di 60 giorni per l’opposizione nella scissione di società non azionarie – se ve ne siano i presupposti dell’art. 2505 quater c.c. – sembri essere maggiormente applicato senza deroghe, non mancano casi in cui viene ritenuto ammissibile il “dimezzamento” a 30 giorni: si tratterà di valutare caso per caso, a livello territoriale rispetto alla sede delle società coinvolte nella scissione, quale sia l’inquadramento più seguito. 

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