NEWSLETTER LEGAL SETTEMBRE 2023

Novità: Nuova Fattispecie Di Responsabilità Delle Persone Giuridiche (Diritto D’autore)

Dal giorno 8 agosto è entrata in vigore un nuovo reato presupposto per la responsabilità delle persone giuridiche, in materia di violazioni del diritto d’autore. In estrema sintesi:

  • la L. 93/2023 – pubblicata sulla G.U. del 24 luglio scorso e dedicata alle “disposizioni per la prevenzione e la repressione della diffusione illecita di contenuti tutelati dal diritto d’autore mediante le reti di comunicazione elettronica” – ha infatti delineato una nuova condotta penalmente rilevante all’interno dell’art. 171-ter della L. 633/1941, norma già richiamata dall’art. 25-novies del D.Lgs. 231/2001;
  • nel periodo recente la “responsabilità 231” ha subito diverse integrazioni sia attraverso interventi diretti sul D.Lgs. 231/2001, sia attraverso modifiche delle norme ivi richiamate che dunque – come quella in oggetto – ampliano “indirettamente” l’ambito applicativo di tale responsabilità;
    • la citata legge reca “Misure per il contrasto della pirateria cinematografica, audiovisiva o editoriale” e interviene – come detto – sull’art. 171-ter della L. 633/1941, introducendo al comma 1 una nuova lettera h-bis);
  • la nuova disposizione prevede la punibilità di chiunque che, a fini di lucro, abusivamente, esegua la fissazione su supporto digitale, audio, video o audiovideo, in tutto o in parte, di un’opera cinematografica, audiovisiva o editoriale ovvero effettua la riproduzione, l’esecuzione o la comunicazione al pubblico della fissazione abusivamente eseguita;
  • l’avverbio “abusivamente” viene correlato anche alle modalità indicate al comma 1 dell’art. 85-bis del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (RD 773/1931 o TULPS), ove dispone che “è vietato introdurre, installare o comunque utilizzare abusivamente nei luoghi di pubblico spettacolo, dispositivi od apparati che consentono la registrazione, la riproduzione, la trasmissione o comunque la fissazione su supporto audio, video od audiovideo, in tutto od in parte, delle opere dell’ingegno che vengono ivi realizzate o diffuse;
  • per tali fattispecie è prevista altresì l’applicazione alla persona giuridica delle sanzioni interdittive indicate dall’art. 9 comma 2 del D.Lgs. 231/2001 per una durata non superiore a un anno, nel caso di condanna per uno dei delitti sopra indicati, e quindi in particolare: interdizione dall’esercizio dell’attività; sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi (il tutto fatte salve le ulteriori sanzioni già previste dalla normativa in ambito di diritto d’autore).

CORPORATE

Versamenti in conto futuro aumento di capitale: eventuale restituzione

Una recente pronuncia della Cassazione è tornata sul tema dell’individuazione dei versamenti in conto futuro aumento di capitale che devono intendersi quegli apporti di danaro dei soci a favore della società che non siano definitivamente acquisite al patrimonio sociale, avendo uno specifico vincolo di destinazione; con la conseguenza che, ove l’aumento non sia effettivamente realizzato, il socio che abbia versato tali apporti avrà diritto alla restituzione. Ciò in quanto si intende venuta meno la causa giustificativa dell’attribuzione patrimoniale da lui eseguita in favore della società – quale ripetizione dell’indebito. Inoltre, per qualificare il versamento con in conto futuro aumento di capitale, è decisiva la volontà delle parti, secondo cui deve esservi una chiara e inequivoca intenzione di voler destinare tali somme al futuro aumento di capitale. Ai fini di individuare la specifica volontà delle parti può essere decisivo:

  • che il versamento sia accompagnato da una indicazione del socio quale, ad esempio, l’indicazione di un termine finale entro cui debba essere deliberato l’aumento;
  • che vi siano eventuali annotazioni contenute nelle scritture contabili o nella nota integrativa al bilancio;
  • La presenza di eventuali clausole statutarie specifiche che disciplinino i versamenti in oggetto e il pieno rispetto di esse da parte dei soci che abbiano effettuato i versamenti;
  • Il riscontro della presenza di circostanze in concreto che, in ogni caso, evidenzino la volontà dei soci di effettuare versamenti in conto futuro aumento di capitalePer la riserva dei versamenti in conto futuro aumento di capitale si è parlato di riserva “personalizzata” o “targata”, in quanto di esclusiva pertinenza dei soci che abbiano effettuato il versamento in relazione all’entità delle somme da ciascuno erogate. Ove l’aumento non sia operato, il socio avrà diritto alla restituzione di quanto versato. Ciò non a titolo di rimborso di una somma data a mutuo, ma per essere venuta meno la causa giustificativa dell’attribuzione patrimoniale da lui eseguita.

Ancora sulle assemblee in videoconferenza: si applica ancora la disciplina di deroga?

È scaduto il 31 luglio il termine (nuovamente prorogato dall’ultimo intervento legislativo) che consentiva il regolare svolgimento di assemblee (e, per analogia, anche riunioni dell’organo amministrativo) in videoconferenza. La normativa in oggetto, nata durante il regime emergenziale, è stata di volta in volta prorogata, ammettendo lo svolgimento di assemblee in videoconferenza anche laddove lo statuto non avesse disciplinato alcunchè a riguardo; infatti, ai sensi dell’art. 2370 c.c., per la valida tenuta dell’assemblea in videoconferenza sarebbe necessaria espressa disposizione statutaria. Attualmente, quindi, essendo scaduto il termine in apertura ricordato, sembrerebbe che, qualora non vi sia alcuna disposizione statutaria che la preveda, la modalità di videoconferenza non sarebbe utilizzabile per lo svolgimento delle assemblee di società: si pone quindi il dilemma se “aggiornare” eventualmente lo statuto – laddove non sia stata prevista la videoconferenza – oppure attendere l’eventuale nuova proroga.

Modificazione sostanziale dell’oggetto sociale e sorte dei contratti stipulati

La modificazione dell’oggetto sociale della società è evento che può verificarsi durante la vita di quest’ultima e sono rilevanti le sue implicazioni allorché il cambiamento sia “sostanziale” (o di fatto) anche nell’ottica dei contratti sino a quel momento stipulati dalla medesima società nonché nell’ottica della possibilità, per i soci dissenzienti, assenti o astenuti dalla deliberazione, di recedere dalla società. Più ancora in particolare si deve valutare come siano considerati gli atti compiuti dagli amministratori agenti per la società. Sulla questione, sinteticamente, si delineano tre orientamenti:
• Un primo orientamento ritiene che l’indicazione dell’oggetto sociale costituisca un limite al potere di rappresentanza degli amministratori (in estrema sintesi gli atti che non rientrino nell’oggetto sociale sarebbero inefficaci);
• Un secondo orientamento ritiene soltanto esservi un limite al potere gestorio degli amministratori ma non anche un limite al potere di rappresentanza di questi ultimi che resterebbe generale (in estrema sintesi gli atti sarebbero validi e opponibili al terzo).
In giurisprudenza prevale la tesi dell’efficacia dell’atto, fatto salvo il caso in cui il terzo abbia agito intenzionalmente a danno della società (c.d. “exceptio doli”); e così, quindi, si ritiene in generale che ove l’atto compiuto dall’amministratore fosse oltre il limite di quanto riconducibile all’oggetto sociale, ciò nonostante impegnerebbe la società (ponendosi semmai solo un problema di responsabilità sul piano interno dell’amministratore.

LDP rimane a vostra disposizione per qualsiasi ulteriore informazione o approfondimento degli argomenti sopra trattati.

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