Il licenziamento per scarso rendimento e l’affissione del codice disciplinare

SCARSO RENDIMENTO 

Come noto, lo scarso rendimento si verifica quando il dipendente non adempie diligentemente alle proprie mansioni, rallentando le proprie attività o i processi aziendali senza una valida giustificazione e comportando la gran parte delle ipotesi un licenziamento disciplinare. 

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La fattispecie del licenziamento per scarso rendimento non è configurabile:

  • se il datore di lavoro non dimostri che il mancato raggiungimento dell’auspicato risultato produttivo derivi da un inadempimento degli obblighi contrattuali (a fronte di una condotta negligente del lavoratore);
  • se sussiste una enorme sproporzione tra gli obbiettivi fissati al dipendente e quanto effettivamente realizzato nei periodi di riferimento, in confronto al risultato globale della media delle prestazioni di tutti i dipendenti adibiti al medesimo incarico.

LEGITTIMITÀ DEL LICENZIAMENTO PER SCARSO RENDIMENTO

Pertanto, Il licenziamento per scarso rendimento è legittimo se il datore di lavoro fornisce la prova del comportamento negligente del lavoratore e se l’inadeguatezza della prestazione non dipende dall’organizzazione del lavoro da parte dell’imprenditore e da fattori socio ambientali.

LA DECISIONE DELLA SUPREMA CORTE

In questo contesto, la Suprema Corte è intervenuta con l’ordinanza n. 24722 del 11.08.2022, secondo cui la mancata affissione del codice disciplinare rende inefficace il licenziamento irrogato per scarso rendimento.

Nello specifico, la vicenda ha tratto origine dall’impugnazione giudiziale da parte di un lavoratore del licenziamento irrogatogli, per scarso rendimento, a seguito di varie contestazioni disciplinari per scarso rendimento e provvedimenti disciplinari di sospensione dal servizio e dalla retribuzione e di cui una contestazione quella che aveva condotto alla decisione espulsiva per “una voluta lentezza nello svolgere la mansione affidata”, unitamente alla recidiva specifica.

I giudici di appello evidenziavano, tuttavia, che la contestazione disciplinare aveva avuto ad oggetto la violazione, non di doveri fondamentali del lavoratore o del c.d. minimo etico, che devono presumersi conosciuti da tutti, bensì di una specifica regola tecnica di produttività, legata ad un determinato standard medio fissato dall’azienda in base alla propria organizzazione produttiva e alla media raggiunta dagli altri dipendenti con identiche mansioni.

Pertanto, il datore di lavoro avrebbe dovuto preliminarmente informare i lavoratori della rilevanza disciplinare della violazione della citata regola di produttività, mediante affissione del codice disciplinare in luogo accessibile a tutti.

Nel caso sottoposto ad esame, secondo i giudici di merito, l’onere di preventiva pubblicazione del codice disciplinare non era stato assolto dal datore di lavoro, decisione poi confermata nella sentenza in commento.

Ciò in quanto secondo la Suprema Corte l’ambito ed i limiti della rilevanza e gravità delle condotte, ai fini disciplinari, devono essere previamente posti a conoscenza dei lavoratori, secondo le prescrizioni dell’art. 7 della L. 300/1970.

Difettando tale requisito nel caso di specie, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto dalla società e ha conferma l’illegittimità del recesso dalla stessa impugnato.

L’IMPORTANZA DELLA PUBBLICITÀ DEL CODICE DISCIPLINARE

È bene precisare che in linea generale, a prescindere dalla condotta contestata, l’affissione del codice disciplinare – quell’insieme di regole di condotta che il lavoratore è tenuto ad osservare sul luogo di lavoro e che normalmente prevede una predeterminazione o una tipizzazione delle infrazioni, sanzioni e delle relative procedure di contestazione – costituisce una forma di pubblicità condizionante il legittimo esercizio del potere disciplinare del datore di lavoro, il cui adempimento deve essere provato dal datore medesimo.

Tale adempimento sottovalutato dai più rappresenta uno dei fondamenti per poter procedere con un procedimento disciplinare che almeno dal punto di vista formale possa risultare legittimo.

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