Corporate Sustainability Due Diligence Directive: nuovi obblighi di sostenibilità per le imprese europee

Corporate Sustainability Due Diligence Directive, adozione ed entrata in vigore

Il 24 maggio 2024, il Consiglio dell’Unione Europea ha formalmente approvato la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), testo di legge che dovrà essere implementato tramite apposita normativa nazionale in ogni singolo Stato Membro dell’Unione Europea. Nonostante l’obbligo di trasposizione a livello nazionale abbia una scadenza fissata a due anni, sarà fondamentale per le imprese europee – incluse ovviamente quelle italiane – approcciarsi fin da subito agli obblighi imposti dalla direttiva, così da farsi trovare preparate al momento della sua entrata in vigore.

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Nuovi (nobili) obblighi in capo alle imprese: tutela dei diritti umani e protezione dell’ambiente Corporate Sustainability Due Diligence Directive

L’obiettivo che si pone la direttiva è tanto semplice quanto, a suo modo, rivoluzionario: responsabilizzare le imprese europee nella lotta contro gli impatti negativi che le loro attività hanno sull’ambiente e sui diritti umani. In altre parole, l’Unione Europea impone alle imprese europee specifici obblighi volti ad accertarsi che, in relazione alla propria attività d’impresa, non sia compiuto alcun fatto che sia in violazione dei diritti fondamentali dell’uomo o sia dannoso per l’ambiente. 

Sviluppi in tal senso non sono nuovi nel panorama europeo, come insegnano il Duty of Vigilance Act in Francia o il Supply Chain Due Diligence Act in Germania. Tuttavia, la direttiva in commento mira ad armonizzare il processo di due diligence che verrà richiesto alle imprese, così che tutti i principali player del mercato europeo possano soggiacere a regole comuni.    

Gli obblighi previsti dalla direttiva sono diversi e così riassumibili: 

  • Implementare le proprie policy aziendali inserendo uno specifico obbligo di due diligence volto ad accertare qualsiasi potenziale violazione dei diritti umani; 
  • Identificare e, laddove necessario, mitigare qualsiasi rischio conseguente alla violazione dei diritti umani; 
  • risolvere e porre rimedio a qualsiasi violazione venisse accertata; 
  • adottare un piano di azione interno per limitare il riscaldamento globale, nella misura di 1,5° gradi, così come previsto dagli Accordi di Parigi del 2015. 

Ambito soggettivo della Corporate Sustainability Due Diligence Directive

A prima vista, la nuova direttiva sembrerebbe rivolta ad un numero limitato di imprese. Infatti, le società coinvolte negli obblighi derivanti dalla Corporate Sustainability Due Diligence Directive saranno: 

  • Imprese con sede nell’Unione Europea con più di 1.000 dipendenti ed un fatturato consolidato annuo mondiale netto superiore a 450 milioni di euro; 
  • Imprese con sede fuori dall’Unione Europea con un fatturato consolidato annuo mondiale netto superiore a 450 milioni di euro. 

Secondo i dati della Commissione Europea, si tratterebbe di circa 7.000 società. 

Nonostante questi numeri, è certo che l’impatto della nuova direttiva sarà decisamente più dirompente. Gli obblighi imposti dalla CSDDD si applicheranno all’intera supply chain delle società direttamente coinvolte, tanto ai fornitori quanto ai distributori. Il profilo di responsabilità delle imprese potrà aumentare laddove le azioni dei loro partner commerciali non siano adeguatamente considerate, monitorate e, ove necessario, mitigate. Inoltre, laddove sia impossibile mitigare una potenziale violazione, è obbligo della società sospendere il rapporto commerciale. 

Se, dunque, qualsiasi impresa voglia rimanere competitiva e appetibile sul mercato nazionale ed europeo non potrà prescindere dall’implementare correttamente la direttiva in questione, evitando così il rischio di diventare, di fatto, obsoleta. 

Gli strumenti a favore delle imprese per implementare correttamente la Corporate Sustainability Due Diligence Directive

Ma quali sono dunque gli strumenti più appropriati per le società al fine di implementare correttamente la Corporate Sustainability Due Diligence Directive? 

Sicuramente, occorrerà rivedere gli accordi contrattuali in essere con i propri partner commerciali, prevedendo clausole ad hoc che tengano conto dei nuovi obblighi imposti dalla direttiva. In tal senso, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive prevede espressamente che la Commissione Europea emani una serie di linee guida volte a indirizzare le imprese nel procedimento di compliance. Tale attività, sebbene importante, non sarà di per sé esimente, visto che la stessa direttiva chiarisce che clausole ad hoc all’interno dei contratti con i propri partner commerciali non saranno sufficienti per rendere scusabile il comportamento delle imprese e, di conseguenza, liberarle da qualsiasi forma di responsabilità civile. 

Le imprese saranno inoltre chiamate a rivedere le proprie policy interne, con l’obbiettivo di implementare un corretto procedimento di due diligence capace di identificare qualsiasi potenziale violazione ed intervenire di conseguenza. 

Dunque, policy efficaci, che tengano conto del reale rapporto che intercorre con i business partner dell’impresa, saranno di primaria importanza. 

Sanzioni ed impatto reputazionale 

Il fatto che non si tratti di una direttiva solo di facciata è evidente anche dall’apparato sanzionatorio ivi previsto. La CSDDD è chiara nel prevedere come le autorità nazionali potranno imporre una sanzione alle società che violano gli obblighi nascenti dalla direttiva per un importo fino al 5% del fatturato mondiale. 

A ciò si aggiunga l’inevitabile impatto sul piano reputazionale. Una siffatta conseguenza appare persino più “severa” di una semplice multa, in quanto potrebbe segnare la credibilità dell’impresa da un punto di vista commerciale. 

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