Contratto di lavoro intermittente: una mappa tra le nuove regole

da Vincenzo Paci | Set 27, 2022 | Blog

Il lavoro intermittente (c.d. “lavoro a chiamata” o “job on call”) è una particolare tipologia di rapporto di lavoro subordinato disciplinata dall’ art. 15 del D.Lgs. 15/06/2015 n. 81, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi.

 

 

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Elementi del contratto intermittente

 

 

Tra le novità introdotte dal D.Lgs. n. 104/2022, in vigore dal 13 agosto 2022, c.d. decreto trasparenza, alcune di esse riguardano la disciplina del contratto di lavoro intermittente.

 

E’ stata confermata la forma scritta come previsto dal D.Lgs n.81/2015 e deve contenere i seguenti elementi che assolvono il dovere di informazione e trasparenza da parte del datore di lavoro (circolare fondazione studi Cdl del 06/09/2022):

 

  1. la natura variabile della programmazione del lavoro, durata e ipotesi, oggettive o soggettive, che consentono la stipulazione del contratto a norma dell’articolo 13;
  2. il luogo e le modalità della disponibilità eventualmente garantita dal lavoratore;
  3. il trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita, con l’indicazione dell’ammontare delle eventuali ore retribuite garantite e della retribuzione dovuta per il lavoro prestato in aggiunta alle ore garantite nonché la relativa indennità di disponibilità, ove prevista;
  4. le forme e le modalità con cui il datore di lavoro è legittimato a richiedere l’esecuzione della prestazione di lavoro e del relativo preavviso di chiamata del lavoratore, nonché le modalità di rilevazione della prestazione;
  5. i tempi e le modalità di pagamento della retribuzione e dell’indennità di disponibilità;
  6. le misure di sicurezza necessarie in relazione al tipo di attività dedotta in contratto;
  7. le eventuali fasce orarie e i giorni predeterminati in cui il lavoratore è tenuto a svolgere le prestazioni lavorative.

 

 

Preavviso di chiamata

 

 

Il D.Lgs 81/2015 obbligava il datore di lavoro ad effettuare la chiamata del lavoratore entro 24 ore dall’inizio della prestazione lavorativa. Con l’entrata in vigore della nuova norma le parti sono libere di concordare un preavviso di chiamata anche inferiore ad un giorno lavorativo e di ritenere valido e legittimo il preavviso dato in giornata festiva o non lavorativa.

 

 

Revoca dell’incarico

 

 

Qualora il datore di lavoro revochi un incarico precedente programmato, senza un ragionevole preavviso, è tenuto a riconoscere al lavoratore la retribuzione prevista per la prestazione pattuita dal contratto collettivo, ove applicabile o, compensarlo con una somma non inferiore al 50 per cento del compenso inizialmente pattuito per la prestazione annullata.

 

 

Obbligo di indicare “eventuali” fasce orarie e i giorni predeterminati

 

 

Tale informazione può agevolare il lavoratore a dedicarsi ad altri impieghi, che come dettato dalla nuova normativa, fatto salvo l’obbligo di fedeltà del lavoratore art. 2105 c.c., il datore di lavoro non può vietargli lo svolgimento di altra attività lavorativa al di fuori dell’orario previsto dalla programmazione dell’attività lavorativa concordata. Andranno indicate le fasce orarie in cui inizia o termina la prestazione di lavoro, così come dovranno essere specificati i giorni in cui il lavoratore può essere chiamato a rendere la prestazione lavorativa.

 

 

Transizione a forme di lavoro più prevedibili, sicure e stabili

 

 

Anche al lavoro intermittente può essere applicato l’art. 10 del D.Lgs 104/2022 che disciplina, appunto, la transizione a forme di lavoro più prevedibili, sicure e stabili.

 

Il lavoratore con anzianità di almeno sei mesi presso lo stesso datore di lavoro che abbia completato l’eventuale periodo di prova ha la facoltà di chiedere il riconoscimento di forme di lavoro più prevedibili, sicure e stabili, previa manifestazione per iscritto di tale volontà da parte del lavoratore.

 

Il datore di lavoro offre al lavoratore la transizione ad un rapporto di lavoro di tale natura soltanto qualora risulti disponibile; in caso contrario, comunica la risposta negativa entro un mese.

 

Il lavoratore può presentare una nuova richiesta solo dopo sei mesi dalla precedente.

 

Appare del tutto evidente concludendo, che le novità di cui sopra, agevolano l’utilizzo di questa forma di lavoro.

 

Le parti, appunto, hanno libertà di decisione su preavviso della chiamata e sul concordare di effettuarla nei giorni festivi. Questo consente al lavoratore di dedicarsi ad altre attività lavorative nel rispetto dell’art. 2105 del c.c.

 

 

 

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